PIGI - Piani integrati di gestione degli itinerari

Per ragionare di mobilità dolce, occorre anzitutto rimettere al centro dell’azione progettuale due risorse che sono alla base del futuro: le persone (residenti e viaggiatori) e i territori. Comunità locali e viandanti condividono la necessità di avviare una fase nuova, fondata su reti di coesione economica e sociale, ripartendo dalla centralità delle esigenze individuali e collettive, dalle relazioni familiari e sociali in profondo mutamento, dalla condivisione, dalla voglia di intraprendere, dalla creatività e dal lavoro.

UN PIANO INTEGRATO DI GESTIONE dei percorsi di MOBILITà LENTA CHE raccoglie le istanze dei territori e delle comunità dei residenti e dei viaggiatori.

Emerge una domanda di autorganizzazione “dal basso che si esprime in nuove forme di economia: economia civile, economia circolare, economia convivialista, economia della cultura, economia della bellezza. Ovvero forme nuove, maggiormente improntate all’etica delle produzioni e dei consumi, attraverso rafforzate modalità cooperative, il consolidamento delle reti di imprese, il riconoscimento di filiere produttive, capaci di affrontare la complessità delle sfide con la giusta attenzione alle qualità ambientali ed ai valori civili.

Per chi progetta e realizza Itinerari, tutto questo è già evidente: impegnarsi in pratiche di progettazione, programmazione e sviluppo, oggi, significa un diverso modo di percepire se stessi nella società, attraverso meccanismi organizzativi più attenti ai filamenti che connettono ed ai nodi della rete piuttosto che focalizzarsi sulla propria evoluzione. Sono necessarie innovative e raffinate logiche di governance, laddove sono richiesti sistemi di regole più che poteri: i processi di sviluppo a scala locale sono strumenti che consentono alla comunità di fermarsi a riflettere, ragionare su sé stessa e cercare di disegnare il proprio futuro attraverso un processo di auto-consapevolezza, di responsabilizzazione, di coerenza e di coraggio.

CONSAPEVOLEZZA > RESPONSABILITÀ > COERENZA > CORAGGIO

I vantaggi di questo percorso sono riconducibili all’opportunità di:

  • produrre una cultura della responsabilità;
  • fare emergere e rafforzare classi dirigenti locali;
  • mobilitare risorse finora ritenute inusuali o, comunque, infruttifere (come i beni comuni, i beni culturali, i patrimoni immateriali…);
  • favorire la crescita di saperi locali;
  • rafforzare il ruolo e il radicamento nel territorio del privato sociale e del non profit;
  • coinvolgere i privati verso obiettivi condivisi di sviluppo;
  • incrementare un’attitudine all’auto imprenditorialità;
  • fornire strumenti di innovazione e di apertura verso il diverso e lo straniero;
  • favorire la coesione sociale, economica, e istituzionale;
  • migliorare la cultura dell’accoglienza.

In quest’ottica, un percorso di animazione territoriale assume significato, finalizzato a favorire la partecipazione alla redazione del Piano Integrato di Itinerario (PIGI), supportando le comunità locali nella direzione di:

  • analizzare e comprendere meglio le dinamiche socio-economiche, i processi di cambiamento che attraversano il territorio e impattano sulla dimensione locale;
  • far emergere nuove idee condivise in grado di favorire lo sviluppo sostenibile;
  • aggregare attorno a queste idee consenso, partecipazione, interessi, progetti e reti d’impresa.

Alla base del Piano non ci sono solo numeri e indicatori statistici ma le persone, con i loro interessi, i loro progetti, la loro cultura. Allo stesso modo ci sono le comunità locali, con la loro identità, con la loro coesione sociale, ma anche con le loro paure: specialmente in un periodo di grandi trasformazioni come quello che sono chiamate ad attraversare. È quindi importante cominciare a “fare racconto” dei territori e delle comunità.
Soltanto in questo modo, ripartendo dalla narrazione di se stessi, il Piano Integrato di Gestione può diventare strumento pianificatorio e gestionale capace di identificare linee strategiche condivise e declinarle in azioni.

Dalle linee strategiche alle azioni

La strategia di medio-lungo periodo, con un riferimento temporale non inferiore ai 5 anni, dovrà essere esposta in maniera sintetica e comprensibile dai vari portatori di interesse. Il contenuto sarà articolato in obiettivi, suddivisi in aree di intervento, concatenate in una chiara sequenza logica e in uno scenario temporale adeguato.

I promotori avranno la necessità prioritaria di definire e condividere le ipotesi di valorizzazione territoriale, di sviluppo del territorio e di miglioramento dell’offerta turistica, su una base quanto più possibile diffusa. Pertanto la redazione del PIGI dovrà avvenire con modalità partecipative, tali da consentire l’individuazione delle priorità e quindi motivare l’adesione consapevole degli interlocutori già dalle prime fasi di avvio:

  • Comunicazione e informazione agli stakeholder: affinché il progetto sia diffuso capillarmente sul territorio, è utile comunicare le potenzialità e i vantaggi che lo sviluppo dell’itinerario potrà portare, con atteggiamento positivo ma anche con una sana dose di concretezza e realismo;
  • Organizzazione: attivare un coordinamento degli interlocutori coinvolti e formare raggruppamenti strumentali all’ente di governance (es. gruppi di lavoro orizzontali su tematiche specifiche, o anche verticali con funzioni e competenze trasversali negli ambiti della comunicazione, del marketing territoriale, dell’amministrazione, ecc.);
  • Sostegno al territorio: i promotori, costituenti l’ente di governance, dichiarano gli obiettivi di sviluppo territoriale (mission) da inserire nel PIGI, raccogliendo in modo sistematico le opzioni operative che derivano dalle relazioni attivate sul territorio e da un’analisi dell’offerta territoriale, in funzione del nuovo potenziale target di visitatori.

Tra i potenziali interlocutori dei promotori, si evidenziano:

  • amministrazioni regionali, provinciali e comunali;
  • agenzie di sviluppo locale;
  • organizzazioni regionali/locali turistiche e agenzie di sviluppo del turismo;
  • dipartimenti per pianificazione locale, trasporti e sviluppo rurale/urbano;
  • polizia / dipartimento per la sicurezza;
  • dipartimenti per la gestione di parchi, aree protette e foreste;
  • autorità portuali/aeroportuali (se applicabile);
  • raggruppamenti locali di albergatori e operatori turistici;
  • associazioni guide turistiche, campeggiatori, caravan, appartamenti in affitto, B&B, ecc.;
  • organizzazioni non governative pertinenti;
  • camera di commercio locale;
  • gruppi e cooperative di produttori, PMI, imprese presenti sul territorio;
  • associazioni e/o sindacati dei dipendenti del settore turistico;
  • associazioni culturali e istituzioni accademiche impegnate nella ricerca.

Le fasi del PIGI

Il Piano identifica le aree di intervento che concretizzino la strategia e gli obiettivi generali, in termini di sviluppo dell’Itinerario. La suddivisione consentirà anche una prima pianificazione dei costi, dei fabbisogni di risorse umane, strumentali e finanziare, consentendo anche di attivare la raccolta fondi e degli investimenti necessari, secondo una sequenza che preveda almeno:

  • Azioni di conservazione e valorizzazione dei percorsi e di altre risorse ambientali e culturali;
  • Interventi di messa in sicurezza;
  • Azioni di infrastrutturazione e di segnaletica;
  • Analisi di marketing territoriale e di posizionamento strategico;
  • Azioni di comunicazione;
  • Azioni di promozione;
  • Costituzione filiere dell’accoglienza;
  • Formazione alla cultura dell’ospitalità;
  • Attivazione dei servizi di supporto;
  • Attività di monitoraggio.

Per maggiori informazioni, non esitare a contattarci.

 

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