Sebbene sia probabilmente il meno conosciuto fra i sette colli, il Celio rimane una delle aree più autentiche e densa di antichità: il “mons Caelius” fu infatti inserito nel perimetro cittadino probabilmente già con Romolo, Tullio Ostilio o Anco Marzio.

In origine, il nome doveva essere Querquetulanus mons, per la quantità di querce che lo ricoprivano, mentre l’origine del nome Caelius viene concordemente fatta risalire all’etrusco Celio Vibenna il cui aiuto si rivelò fondamentale per l’ascesa di Servio Tullio al comando di Roma.

Chiese e Basiliche che non sono solo straordinari templi, ma vere e proprie immersioni nella storia di Roma…

Geograficamente, il terreno del Celio doveva avere in origine un gran numero di gole che, riempitesi di detriti con il tempo, diedero luogo ad una piccola zona pianeggiante con le due cime di villa Celimontana e del Laterano.

Dal punto di vista amministrativo, il rione fu istituito ufficialmente solo nel 1921 e lo stemma del quartiere raffigura un personaggio africano con copricapo di testa di elefante e spighe dorate, di sicuro connesso alla storia dei legionari africani che un tempo risiedevano su questo colle, guidati dal famoso Console Scipione l’Africano.

Per tutto il Medioevo e il Rinascimento, il Celio si spopolò, mantenendo una certa importanza esclusivamente in virtù della presenza dei suoi considerevoli luoghi di culto, ancora oggi considerati gioielli nascosti di questo quartiere che sembra bloccato nel tempo e – sebbene centralissimo – ancora non eccessivamente aggredito dal frenetico gorgo del turismo di massa e del traffico.

Grazie ai concerti di musica sacra, i partecipanti al Meeting potranno visitare le bellezze del monastero dei SS. Quattro Coronati, della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, di San Clemente, di Santa Maria in Domnica e di Santo Stefano Rotondo: tutte di antichissima fondazione, inserite in contesti di insolito silenzio e di affascinanti scorci medievali e romani.

Passando sotto l’Arco di Dolabella ci si trova dinanzi alla Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, luogo che custodisce sotto terra e al proprio interno tratti peculiari ma ancora poco conosciuti: nel 2002 sono state aperte al pubblico le case romane rinvenute nell’area sottostante la Basilica, conosciuta anche come “Chiesa dei Lampadari” per il numero impressionante di lucernari di cui è dotata.
Con il medesimo stupore si potranno visitare le opere racchiuse nell’Oratorio di San Silvestro, sito all’interno del complesso monastico dei SS. Quattro Coronati, decorato da affreschi risalenti al XIII secolo che mostrano – tra gli altri – episodi della leggenda di Costantino.

Dulcis in fundo, la Basilica di San Clemente: un tempio bellissimo, che consente di percorrere le differenti costruzioni che, nei secoli precedenti, furono realizzate in uno stesso luogo. Risulta un’esperienza interessante perdersi fra i suoi labirinti e le umide passerelle, per attraversare il passato di questo luogo straordinario. Una vera e propria immersione nella storia!
Nel II secolo d.C., i terreni su cui oggi si trova la Chiesa erano occupati da una casa romana, proprietà di Tito Flavio Clemente, uno dei primi senatori romani che si convertirono al Cristianesimo. La casa era utilizzata per realizzare riunioni segrete, dato che all’epoca la religione cristiana era proibita.
Successivamente, si costruì qui un piccolo tempio dedicato a Mitra (Dio del sole di origine persiana), edificio che, fino al III secolo, fu utilizzato per realizzare dei rituali d’iniziazione.
Qualche anno dopo si costruì una grande sala sulla casa che, quando terminò la persecuzione cristiana nel 313 d.C., divenne una basilica, a cui Papa Siricio diede la sua benedizione.
La Chiesa soffrì grandi danni nei saccheggi dei normanni del 1084, per i quali fu abbandonata e sepolta cinque metri sotto il livello della strada. Sullo stesso terreno si costruì una nuova chiesa per ordine di Papa Pasquale II, terminata nel 1108, che è la stessa che oggi possiamo vedere.

 

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