La villa Celimontana (già villa Mattei) è un parco pubblico di Roma, la cui creazione risale al Cinquecento. Fu soggetta a trasformazione in senso paesaggistico nel 1858 dall’architetto francese Pierre Charles L’Enfant e poi ancora, nel 1870, con interventi in stile neogotico.
Si trova sulla sommità occidentale del colle Celio ed ha il suo ingresso monumentale sulla via della Navicella, poco distante dall’omonima fontana dalla quale la strada prende il nome, a fianco alla Basilica di Santa Maria in Domnica, uno dei primi templi cristiani della Capitale.

La villa copre un sito di età Flavia e Traianea, del quale restano cinte murarie ora coperte dai livellamenti del terreno e parzialmente visibili solo dal lato Sud. Ospitava i castra della V coorte dei Vigiles. Scavi archeologici del 1889 hanno portato alla luce anche la Basilica Hilariana, eretta da Manius Publicius Hilarus, con i suoi singolari mosaici.
Fin dall’antichità il Celio è stato oggetto di particolare interesse in quanto ricco di acque sorgive una e quindi di rigogliosa vegetazione, tanto da essere denominato “mons querquetulanus” (monte delle querce).

Palazzetto Mattei e Villa Celimontana: la casa degli italiani in movimento. Dal 1924.

I viali alberati di Villa Celimontana contengono numerosi reperti di varie epoche e origini, oggi esposti a ornamento. Fra questi, l’obelisco egizio di Ramsete II, popolarmente detto “spiedino”, proveniente dalla spoliazione del Tempio del Sole a Eliopoli. Altri monumenti furono ceduti ai Musei Vaticani, mentre le fontane realizzate da Gian Lorenzo Bernini andarono distrutte.

Il viale d’ingresso conduce al “Palazzetto Mattei“, opera di Jacopo Del Duca, attuale sede della Società Geografica Italiana: ci piace pensare che, per questo motivo, sia la “casa dei viaggiatori” o, meglio, la “casa degli italiani in movimento“.

La Società Geografica Italiana, fondata a Firenze nel 1867, si trasferì a Roma nel 1872 e, nel 1924, ottenne di stabilire la propria sede nell’edificio cinquecentesco.

 

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