Cammini di Leuca

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    Cammini di Leuca

    Cammini di Leuca” è un vasto Programma di sviluppo sostenibile del Capo di Leuca, del Salento e della Puglia, promosso dalla Fondazione Parco Culturale Ecclesiale “De Finibus Terrae. La visione prende corpo attorno alla Pontificia Basilica Santuario di Santa Maria di Leuca, che si erge a Punta Meliso, ultima propaggine dell’Europa che si protende nel Mediterraneo.

    Alla fine delle terre

    Fin dal tempo degli antichi Romani, ci troviamo alla “fine delle terre“: un lembo estremo, isolato, lontano da tutto ciò che la contemporaneità può far desiderare, con i suoi ritmi frenetici e le sue infinite lusinghe. Il Capo di Leuca è una “città diffusa“, fatta di piccoli borghi immersi tra gli ulivi, dove lo stile di vita delle comunità locali è ancora profondamente rurale, legato allo scorrere lento del tempo e all’alternarsi delle stagioni.

    Un crocevia di culture tra Europa e Mediterraneo

    Una terra di migranti e di migrati, anticamente chiamata Messapia (cioè “Terra fra due mari“), abitata dai Messapi, popolazione di origine illirica o egeo-anatolica che nel tempo dovette cedere il passo all’Impero Romano, ai Longobardi, ai Bizantini, ai Saraceni, ai Normanni, agli Svevi e agli Angioini, prima dei Borboni. Un crocevia di culture che ancora oggi si trova al centro delle rotte dell’umanità in movimento nel Mediterraneo, per sfuggire alla guerra, ai conflitti e alla povertà.

    Il Programma “Cammini di Leuca” si nutre di tutto questo: dei patrimoni culturali materiali e immateriali che la storia e la tradizione hanno tradotto in segni e simboli, per attivare innovative forme di valorizzazione del paesaggio e dei beni culturali attraverso la mobilità lenta, eletto a paradigma di crescita equilibrata, consapevole, durevole e sostenibile per il tessuto locale, in grado di migliorare il benessere e la qualità della vita. Ma anche di creare connessioni profonde con le decine di migliaia di persone che giungono qui da ogni parte del mondo, viaggiatori, viandanti, pellegrini, visitatori e turisti, ma anche migranti e rifugiati.

    Il Programma “Cammini di Leuca” è iniziato nel 2016 con un’attività di ricerca che poi si è trasferita sul campo – con il supporto di Cammini d’Europa – per individuare i percorsi, le traiettorie e le tappe delle tre direttrici storiche che da secoli attraversano il Salento volgendo lo sguardo alla Basilica Pontificia Santuario “De Finibus Terrae”.

    • LA VIA SALLENTINA, di origine messapica
    • LA VIA TRAIANA CALABRA, di origine romana
    • LA VIA LEUCADENSE, percorso mariano lungo le vie della Perdonanza

    Antiche vie di storia, di cultura e di pellegrinaggio

    La via Sallentina è una strada costiera di origine messapica, passante lungo il versante ionico della penisola salentina, che collegava Taranto a Otranto passando per Manduria, Nardò, Alezio, Ugento, Vereto, Castro e Vaste. Riportata per la prima volta nella Tabula Peutingeriana, verrà immessa nel sistema postale romano – cursus publicus – solo alla fine del IV secolo (con il nome di via Augusta Sallentina).

    La via Traiana Calabra costituiva il prolungamento della Via Traiana che collegava Brindisi alla città di Hydruntum (Otranto), passando per Valesium e per Lupiae (Lecce). Deve il suo nome al fatto curioso per cui, in epoca romana, la penisola salentina era chiamata “Calabria”.
    Progressivamente valorizzata, se ne trova traccia nell’Itinerarium burdigalense, grazie all’introduzione di una mutatio ad duodecim di epoca costantiniana, che deve il suo nome al 12° miliario postale. Altre stazioni di posta erano la mansio clipeas (negli immediati pressi di Lecce) e una mutatio valentia che corrispondeva a Valesium, prima dell’ingresso finale a Brindisi, con l’arrivo alle due celebri colonne.

    La via Leucadense è la naturale prosecuzione delle vie europee della Perdonanza: lungo tutto il corso della storia, Leuca ha rappresentato una meta per l’umanità in cammino e dunque non può stupire se il pellegrino medievale – sostanzialmente analfabeta e privo di riferimenti geografici – trovava riparo nelle cripte, assistenza nei conventi e nei monasteri, informazioni sul cammino tramite l’iconografia dei santi orientali: l’immagine dell’Arcangelo Michele, o San Cristoforo, San Nicola, Santa Barbara o San Giacomo.
    Da notare che sulle pareti esterne delle cappelle votive sono spesso ancora visibili graffiti che rappresentano imbarcazioni a vela: vero straordinario segnale che conduceva ai porti di imbarco per l’Oriente e per la Terrasanta.

    Oltre ai ricoveri assicurati dalle Abbazie di Cerrate (tra Squinzano a Casalabate) e D’Aurio (tra Lecce e Surbo), i pellegrini trovavano riparo presso il Monastero benedettino degli Olivetani a Lecce, e altre importanti mansiones tra cui l’Ospedale  e Convento di Santa Caterina di Alessandria in Galatina, il Convento degli Agostiniani a Sogliano Cavour, il Convento dell’Angelo a Specchia, il Complesso monumentale di Santa Maria del Belvedere – chiamato “Leuca Piccola” – nella frazione Morciano di Barbarano del Capo.

    Nel loro insieme, le tre direttrici rappresentano un “unicum” documentale, che testimonia la ricca storia di civiltà, di spiritualità, di cultura e di espressioni artistiche che consentono anche al viaggiatore contemporaneo di ripercorre – attraverso i luoghi del Salento da scoprire e riscoprire con lentezza – storie e leggende messapiche, romane, medievali, rinascimentali e barocche, tutte indissolubilmente connesse alla presenza del Santuario.


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