Cammino di Santiago

E’ uno dei cammini più frequentati e più famosi nel mondo. Lo dicono prima di tutto i numeri: lo scorso anno più di 300 mila pellegrini hanno intrapreso il viaggio (in solitaria o in compagnia) per giungere al santuario di Santiago di Compostela, in Spagna, presso cui ci sarebbe la tomba dell’Apostolo Giacomo il Maggiore. E poi le testimonianze, quasi tutte concordi: «Avevo tutto, un bel lavoro, una bella famiglia, ma mi mancava qualcosa. Quella cosa l’ho trovata qui, dopo aver percorso a piedi 300 chilometri», racconta Christopher, 47 anni, di Memphis, negli Stati Uniti, che abbiamo incontrato qualche mese fa a Viana do Castelo, lungo il Caminho Português da Costa, uno dei cammini storici. Della stessa opinione è anche il tedesco Dietrich, 28 anni, di Dresda: «È stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita, un personale viaggio interiore».

Il Cammino di Santiago è un’esperienza che cambia la vita e dà felicità: Lo conferma una ricerca scientifica.

Lo studio

Ma davvero è così? Molti viandanti, quando arrivano a Santiago, scoppiano in lacrime, esausti e felici di aver terminato la Via. In realtà, nel corso degli ultimi decenni sono stati condotti numerosi studi sull’impatto economico, turistico e sociologico del percorso. Mai però era stato affrontato uno studio psicologico che indagasse sugli effetti benefici che il Cammino regala ai pellegrini. L’Università di Saragozza, con il sostegno di altri atenei e dell’Associazione degli amici del Cammino del Nord, ha promosso lo studio chiamato Proyecto Ultreya che vuole capire, attraverso una serie di domande online, se veramente il Cammino di Santiago, qualsiasi percorso si decida di prendere (guarda la gallery), renda più felici coloro che lo fanno. «Questa è la prima volta che viene effettuata un’analisi sugli effetti del Cammino di Santiago sulla salute mentale e sul benessere del pellegrino» ha spiegato il ricercatore e psichiatra Javier García Campayo, coordinatore del Master in Mindfulness presso l’Università di Saragozza. «Quello che vogliamo vedere sono i cambiamenti che l’esperienza produce, attraverso la fatica o il dolore – psicologico, sociale e spirituale».

Solitudine e solidarietà

Al sondaggio, aperto a chiunque abbia intrapreso il Cammino nel 2018, hanno già risposto migliaia di pellegrini. E i primi risultati dicono che: «Sì, il Cammino rende più felici». Secondo quanto scrive El Correo Gallego, gli studiosi hanno trovato che non ci sono grandi differenze tra i pellegrini che scelgono di camminare da soli e quelli che preferiscono farlo in compagnia, come pure tra le risposte date da chi ha fatto il Cammino per motivi religiosi e chi no. Le prime conclusioni affermano inoltre che camminare per così tanti giorni «stimola la meditazione», cosa che «induce positivi effetti terapeutici». In parole povere: il Cammino fa bene al corpo e allo spirito. Da un punto di vista psicologico, commenta infine Campayo, il Cammino è caratterizzato da tre fattori che aumenterebbero il nostro benessere: «La solitudine perché, anche se il percorso lo si può fare in compagnia, si ripensa ai diversi aspetti della propria vita; la solidarietà, sia con i pellegrini lungo la Via sia negli ostelli e, infine, il dolore fisico che si è dovuto sopportare». I risultati definitivi? Sono attesi per l’estate 2019.

[ Tratto da “Dove“, a firma di di Elmar Burchia ]

 

Rispondi