LA CIRCOLARITÀ È COME UN FARE DEL BUON GIARDINAGGIO: NON SI TRATTA DI “SALVARE IL PIANETA” MA DI IMPARARE A PROSPERARE CIVILMENTE SU DI ESSO (MICHAEL BRAUNGART)

Come raccontare che cos’è oggi la circolarità? Anzitutto è un approccio che tende a mantenere in uso le risorse naturali più a lungo possibile, per ottimizzare il loro consumo, e che inoltre incoraggia la trasformazione di ogni prodotto arrivato alla fine del proprio ciclo di vita. Un vero e proprio cambio di paradigma rispetto al modello economico produzione/consumo/scarto, che ha invece una struttura basata sulla linearità dei processi.

Altro aspetto è il riciclo, anche se in realtà è soltanto la parte più evidente dell’economia circolare, ma non certo l’unica a cui pensare. Non si tratta banalmente di differenziare gli scarti che non riteniamo più di alcun valore, ma di ripartire dalla fase progettuale per considerare l’intero ciclo di vita dei prodotti, ridisegnandoli tenendo in considerazione altri e successivi cicli di vita: un prodotto “circolare” è semplicemente ben ideato, potendo essere utilizzatoriutilizzato più volte e rinnovato, prima di essere – soltanto alla fine – riciclato (magari in un altro prodotto che segua un ciclo analogo).

Ciclofficina

GLI EFFETTI DELLA CIRCOLARITÀ

La mobilità dolce è un incredibile driver di economia circolare” – si legge nel Manifesto di SIMTUR – “non soltanto per l’utilizzo di mezzi di trasporto ecologicamente efficienti e che ricorrono alle energie rinnovabili, ma anche perché presuppone un radicale cambiamento di visione sin dalla progettazione del mezzo di trasporto, che dovrà rispondere a criteri di ecodesign in grado di prevederne il riciclo o il riutilizzo delle singole parti, la modularità per la sostituzione di alcune componenti e l’impiego privilegiato di fonti rinnovabili a basso o nullo impatto ambientale. Se consideriamo che l’Italia è – contemporaneamente – il Paese con la quota maggiore di ‘materia prima seconda‘ impiegata dal sistema produttivo tra i grandi Paesi europei, ma anche il principale produttore di biciclette, con ben 2,5 milioni di mezzi sul mercato e destinati soprattutto dell’export, ci accorgiamo degli enormi margini di creazione di valore che potremmo recuperare“.

Per sua stessa natura, la bici è un insieme di componenti facilmente smontabili e sostituibili, che pertanto ben si presta a concetti di modularità, riuso e recupero. Le vecchie bici possono quindi essere ricondizionate per riproporsi, con analoga efficienza, per nuovi cicli di vita. La bicicletta, inoltre, già da tempo è diventata protagonista della sharing economy attraverso le fortunate installazioni di bike sharing sia tradizionale che elettrico, in diverse città italiane nelle quali si è posta come valida alternativa ad altri mezzi motorizzati per gli spostamenti cittadini.

Invitiamo le migliori prassi a partecipare al Meeting All Routes lead to Rome, il cui “sottotitolo” è «Living in the present, thinking of future»: territori, enti e imprese che vivono la sfida della circolarità potranno inoltre candidarsi alla Menzione speciale dedicata dal Premio nazionale Go Slow.

I pilastri del Meeting