Il Rapporto ASviS 2018 conferma che, nonostante i progressi compiuti nel corso degli ultimi anni in alcuni settori, l’Italia continua a non essere in una condizione di sviluppo sostenibile come definita dall’Agenda 2030 adottata il 25 settembre del 2015 dai 193 Paesi dell’ONU. E che non sarà in grado di centrare né i Target da raggiungere entro il 2020, né quelli fissati al 2030, a meno di un cambiamento radicale del proprio modello di sviluppo.

Non ci siamo. Guardando i dati disponibili e le azioni concrete assunte negli ultimi tre anni, comincia a diventare evidente che difficilmente il mondo, l’Europa e l’Italia rispetteranno gli impegni presi solennemente il 25 settembre del 2015, con la firma dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
Nonostante il miglioramento che si osserva in tanti indicatori globali relativi a tematiche economiche e sociali, e le azioni intraprese nella giusta direzione da parte di moltissimi Paesi, di migliaia di imprese e di città, non si è ancora determinata quella discontinuità culturale e di scelte strategiche necessaria affinché i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs nell’acronimo inglese) siano raggiunti entro il 2030, nonostante tutti i leader del mondo si siano formalmente impegnati.

Gli indicatori confermano la condizione di non sostenibilità del nostro Paese da tutti i punti di vista, economico, sociale, ambientale e istituzionale

A livello globale, accanto a significativi avanzamenti, come ad esempio sul piano degli investimenti nelle energie rinnovabili o della lotta all’uso indiscriminato della plastica, si osservano preoccupanti inversioni di tendenza su temi come la fame e l’insicurezza alimentare, le disuguaglianze, la qualità degli ecosistemi, per non parlare dei danni crescenti dovuti ai cambiamenti climatici e dell’aumento dei flussi migratori dovuti agli eventi atmosferici estremi causati da questi ultimi e dai tanti conflitti in atto in molte aree del mondo.

Non ci siamo neanche in Europa. Nonostante il fatto che l’Unione europea sia l’area del mondo più avanzata in termini di benessere socio-economico-ambientale, come declinato nell’Agenda 2030, dove vigono le regole più stringenti per la tutela dell’ambiente e dei lavoratori e dove lo Stato di diritto sia maggiormente tutelato, un quarto della popolazione è a rischio di povertà ed esclusione sociale, le disuguaglianze non accennano a ridursi e la disoccupazione e la sottoccupazione sono molto diffuse.
Da rilevare che le Istituzioni europee non hanno ancora indicato le modalità con cui intendono assumere in concreto l’Agenda 2030 come quadro di riferimento di tutte le politiche.

E non ci siamo in Italia, dove i ritardi della politica sono particolarmente pronunciati, pur in presenza di una significativa mobilitazione del mondo delle imprese, delle istituzioni culturali ed educative, e della società civile. Gli indicatori elaborati dall’ASviS confermano la condizione di non sostenibilità del nostro Paese da tutti i punti di vista, economico, sociale, ambientale e istituzionale, sia a livello nazionale, sia per le diverse regioni.
Anche laddove si riscontrano evidenti miglioramenti, siamo molto lontani dagli Obiettivi, mentre in altri casi le tendenze osservate vanno nella direzione sbagliata, senza parlare delle fortissime disuguaglianze tra generi, gruppi sociali e territori.

In particolare, secondo gli ultimi dati disponibili, l’Italia mostra segni di miglioramento in otto aree: alimentazione e agricoltura sostenibile, salute, educazione, uguaglianza di genere, innovazione, modelli sostenibili di produzione e di consumo, lotta al cambiamento climatico, cooperazione internazionale.
Per cinque aree, invece, la situazione peggiora sensibilmente: povertà, condizione economica e occupazionale, disuguaglianze, condizioni delle città ed ecosistema terrestre.
Per le restanti quattro (acqua e strutture igienico-sanitarie, sistema energetico, condizione dei mari e qualità della governance, pace, giustizia e istituzioni solide) la condizione appare sostanzialmente invariata.

ASvIS - Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile

Di contro, si rileva un crescente interesse della società italiana per il tema dello sviluppo sostenibile, testimoniato dalle prese di posizione di importanti soggetti economici e sociali, dallo sviluppo di programmi educativi nelle scuole e nelle università, dal numero di iniziative finalizzate a coinvolgere imprese, comunità locali e persone singole sulle diverse questioni dell’Agenda 2030.
L’edizione 2018 del Festival dello sviluppo sostenibile, con più di 700 eventi organizzati in tutta Italia, ha contribuito in maniera significativa a promuovere questo cambiamento.

Ciò che continua a mancare è una visione integrata delle politiche, pertanto il Rapporto ASviS 2018 ribadisce l’urgenza di:

  • avviare il dibattito parlamentare per introdurre lo sviluppo sostenibile tra i principi fondamentali della nostra Costituzione;
  • dare attuazione alla Direttiva firmata il 16 marzo scorso dal Presidente del Consiglio e costituire presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la “Commissione nazionale per lo sviluppo sostenibile”;
  • accompagnare la presentazione della prossima Legge di Bilancio con un rapporto sull’impatto atteso di quest’ultima sui 12 indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES) entrati nella programmazione finanziaria;
  • trasformare il “Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica” (CIPE) in “Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile”;
  • adottare un’Agenda urbana nazionale basata sugli SDGs, che si proponga come l’articolazione urbana della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile;
  • istituire, presso la Presidenza del Consiglio, un organismo permanente per la concertazione con la società civile delle politiche a favore della parità di genere;
  • predisporre “linee guida” per le amministrazioni pubbliche affinché esse applichino standard ambientali e organizzativi che contribuiscano al raggiungimento degli SDGs;
  • intervenire con la Legge di Bilancio o con altro strumento normativo agile per assicurare il conseguimento dei 22 Target che devono essere raggiunti entro il 2020;
  • allargare alle imprese di media dimensione l’obbligo di rendicontazione non finanziaria, strumento ormai indispensabile per accedere al crescente flusso di investimenti attivati dalla finanza sostenibile.

Il fattore tempo è cruciale. ASviS continuerà a rafforzare il proprio impegno a favore dello sviluppo sostenibile e la collaborazione con gli altri soggetti della società civile italiana ed europea. L’Alleanza, con la sua diffusa rete di aderenti e associati, è a disposizione anche delle amministrazioni territoriali per rendere il loro impegno per lo sviluppo sostenibile efficace e ben coordinato.


+INFO: visita il sito ufficiale dell’ASviS

 

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