Turismo sostenibile

Siamo ormai tutti sufficientemente consapevoli del fatto che il consumo di suolo (“sprawl“) e la congestione delle aree urbane costituiscano una minaccia concreta alla convivenza civile e alla qualità della vita: nessuna classe dirigente consapevole può permettersi di ignorare queste criticità.
Condividiamo inoltre che la crescita dei flussi turistici che assedia le nostre città d’arte (“overtourism”) rappresenti un serio rischio di smarrimento di identità dei luoghi e delle comunità locali, pertanto ci sentiamo impegnati nella sfida di individuare percorsi ed esperienze orientate a garantire il rispetto dei principi di sostenibilità e di accessibilità universale.

Per l’insieme di questi motivi, la “soft mobility” – ovvero il concetto di mobilità “a impatto zero” – basata su trasporti non motorizzati che fanno ricorso esclusivamente alla forza umana, a piedi, a pedali, a remi, oppure con altre energie naturali o rinnovabili, si proponga come la forma di mobilità che viaggia alla velocità dell’utente più debole e più fragile. Ovvero la più adatta a rispondere alle domande più intime delle comunità locali, ma anche alla domanda internazionale dei viaggiatori.

NON TURISTI MA VIAGGIATORI

Un turismo attuato senza rispetto per i principi di sostenibilità e di responsabilità sociale produce effetti molto negativi su ambienti, culture, società e persino economie. Ma quali atteggiamenti contraddistinguono i viaggiatori dai turisti?

Prima del viaggio
i viaggiatori si informano e assumono consapevolezza dell’identità dei luoghi che visiteranno, ma anche di tutte le conseguenze della propria scelta, impostando il viaggio come momento di crescita personale e di scambio culturale, oltre che come momento di svago e divertimento. Sono esploratori, ricercano lo spirito dei luoghi e preferiscono scoprirlo lentamente e adottare gli stili di vita delle comunità locali, piuttosto che riproporre in modo stereotipato la propria “zona comfort“.

Durante il viaggio
i viaggiatori riconoscono e rispettano integralmente gli usi, i costumi, i diritti e le credenze delle comunità che li ospitano, riconoscendo la piena centralità delle persone che incontrano nella propria esperienza. Comprendono e valorizzano le diversità, assumendo consapevolezza di quanto siano elementi di crescita personale e di arricchimento umano.

Dopo il viaggio
Conservano nella propria sfera di conoscenze le esperienze vissute durante il viaggio, cercando di trasmetterle ai familiari, agli amici, ai conoscenti, ai colleghi, non soltanto condividendo un selfie o un souvenir ma offrendo la propria testimonianza come elemento di riflessione e di ulteriore confronto e arricchimento.

NON DESTINAZIONI MA COMUNITÀ OSPITALI

Per altro verso, la responsabilità della sostenibilità turistica non sta certo solo in capo ai viaggiatori, ma anche – soprattutto – a chi organizza l’offerta territoriale.
Per buona sorte, si moltiplicano le esperienze di comunità ospitali, basate sull’esperienza, sull’apertura, sull’accoglienza fatta di gesti antichi, sapienti e pieni di cura, sull’autenticità delle esperienze che non impattano sull’ambiente.
Le comunità ospitali si distinguono dalle classiche mete di vacanza per l’atteggiamento unico di chi ospita e per la particolare esperienza che può realizzare chi viene ospitato, che ripartirà con un bagaglio carico di racconti ed emozioni difficili da dimenticare e facili da narrare.

Le comunità ospitali sono luoghi in cui gli ospiti possono sentirsi a pieno titolo cittadini, seppure “temporanei”, identificandosi nella dimensione dolce della comunità locale, conoscendo e apprezzando i beni materiali e immateriali prodotti in quel territorio, ricevendo nuovi apporti culturali e nuove contaminazioni emotive, basate sulla partecipazione e sulla scoperta dei particolari.

All Routes lead to Rome riconosce e premia i territori che riescono a realizzare una visione unitaria di tutti gli operatori – pubblici e privati – responsabili della tutela, della salvaguardia, della gestione, della manutenzione, della valorizzazione, dell’animazione, della promozione e della commercializzazione di itinerari e percorsi di mobilità dolce.

E di valorizzare le competenze necessarie alla progettazione e allo sviluppo dei percorsi con le discipline relative alla valorizzazione dei beni paesaggistici e ambientali, della ruralità e dell’agricoltura, dei patrimoni culturali, nel pieno rispetto della spiritualità dei luoghi attraversati, delle comunità residenti, dei riti, delle tradizioni e delle devozioni popolari. Con un forte orientamento alla cultura del viaggio e alle esigenze dei viaggiatori, degli esploratori, dei viandanti, dei pellegrini, dei migranti, dei turisti e di tutte le persone e le culture in movimento.

 

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